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CSRD e obbligo di rendicontazione non finanziaria per le imprese

Aggiornamento: 9 feb

Concepita con l’obiettivo di ridurre l’impatto climatico, la CSRD è la Direttiva Europea sulla rendicontazione societaria di sostenibilità. Rientra nell'ambito delle normative sul Green Deal europeo - un progetto basato su iniziative volte ad adeguare la normativa sul controllo climatico - e interessa diversi tipi di aziende. 


Contenuti dell'articolo:


In particolare, mira a offrire maggiore trasparenza su fattori quali l'impatto ambientale, l'impatto sociale e la governance dell'azienda. Queste informazioni risultano preziose per gli investitori, gli stakeholder e i consumatori che vogliano muoversi in maniera più consapevole sul tema della sostenibilità.


La direttiva è entrata in vigore il 5 gennaio 2023 e secondo le tempistiche standard per i Paesi membri dell'Unione Europea dovrà essere adottata entro 18 mesi dalla pubblicazione.

Ciò che è interessante è l'obbligo di pubblicare informazioni non finanziarie sull'attività, ossia quello che viene definito bilancio di sostenibilità.



CSRD e obbligo di rendicontazione non finanziata per le imprese


Qual è il fine della CSRD?


Da diversi anni, l’Europa si muove con l’obiettivo di ridurre il rischio climatico entro il 2050, abbassare le emissioni e promuovere l’economia circolare. 


Le nuove norme interesseranno un gran numero di aziende che, tra il 2024 e il 2028, dovranno rivedere le proprie politiche aziendali. In continuità con la NFRD, la Direttiva sulla rendicontazione non finanziaria adottata nel 2014, la CSRD vuole incoraggiare la responsabilità sociale delle imprese. 


Ma quali sono i cambiamenti essenziali che porterà questa nuova legge? Cosa dovranno fare gli imprenditori per adeguare la propria azienda al CSRD?


Partiamo con il nostro approfondimento sulla rendicontazione societaria di sostenibilità.


Che cos’è la CSRD: definizione


La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) è una nuova direttiva dell'Unione Europea che impone alle imprese di grandi dimensioni e alle PMI quotate in borsa di rendicontare regolarmente sulle proprie attività di sostenibilità. 


La direttiva è entrata in vigore il 5 gennaio 2023 e sostituisce la precedente NFRD (Non-Financial Reporting Directive).


L'obiettivo della CSRD è quello di migliorare la trasparenza e la comprensibilità delle informazioni di sostenibilità fornite dalle imprese. Questo, a sua volta, dovrebbe contribuire ad aumentare l'efficienza dei mercati finanziari e a orientare gli investimenti verso attività sostenibili.


La CSRD impone alle imprese di rendicontare su una serie di temi ESG, tra cui:


  • Impatto ambientale: emissioni di gas serra, consumo di risorse, gestione dei rifiuti

  • Impatto sociale: diritti umani, condizioni di lavoro, inclusione sociale

  • Governance: gestione dei rischi, integrità aziendale


La rendicontazione deve essere effettuata secondo criteri uniformi a livello europeo, definiti Tassonomia UE. La Tassonomia è un sistema di classificazione delle attività economiche sostenibili, che fornisce alle imprese un quadro comune per misurare e comunicare i propri progressi in materia di sostenibilità.


La CSRD prevede anche che le informazioni di sostenibilità siano revisionate da un ente indipendente. Questa revisione è finalizzata a garantire l'accuratezza e la completezza delle informazioni fornite.


Le informazioni che le imprese dovranno rendicontare ai sensi della CSRD riguardano temi significativi come l’impatto ambientale, l’impatto sociale e la governance dell’azienda. I salari medi, il sistema di gestione dei rischi, la quantità di emissioni di gas serra prodotte, i consumi generati e i materiali utilizzati sono alcuni degli esempi di informazioni che le imprese avranno l’obbligo di rendicontare.


A differenza della NFRD, la CSRD si basa sul principio di “doppia rilevanza” o “doppia materialità”, secondo cui le aziende devono riferire sul loro impatto sull’ambiente e sulle persone e sulle condotte interne. 



CSRD e obbligo di rendicontazione non finanziata per le imprese


Quali sono le tempistiche previste per l’attuazione della Corporate Sustainability Reporting Directive?


Il legislatore europeo ha previsto tempi di attuazione graduali, in modo che le aziende abbiano il tempo di adeguarsi alla normativa, senza il rischio di incorrere in sanzioni salate. Tendenzialmente il limite massimo per raggiungere la conformità alla CSRD è fissato al 2029, ma tutto dipende dai tempi di recepimento e attuazione della direttiva da parte dei Paesi Membri.


In linea teorica, l’applicazione della normativa dovrebbe avere questi tempi:


  • gennaio 2025: società quotate con oltre 500 dipendenti

  • gennaio 2026: grandi società non quotate

  • gennaio 2027: PMI quotate sui mercati finanziari

  • gennaio 2029: società extra-europee che fatturano in UE per almeno 150 milioni di euro


Quali aziende dovranno adeguarsi alla CSRD 


L'adeguamento alla CSRD passa per tre fattori chiave, racchiusi dentro all’acronimo ESG


  • Environmental (ambiente)

  • Social

  • Governance


Queste sono le dimensioni fondamentali su cui verrà valutato l’impegno delle aziende in termini di sostenibilità. Chiaramente le ripercussioni da parte dei consumatori e degli investitori riguarderanno l’acquisto dei prodotti e le scelte di investimento.


Ciò che cambia rispetto alla precedente direttiva NFRD è l’entità dell’ambito di applicazione: si tratta di un contesto più allargato, i requisiti di sostenibilità si ampliano e le informazioni richieste sono maggiori e accurate.


Ma per quali aziende è richiesta la conformità alla direttiva UE 2022/2464?


L’ambito di applicazione si basa su criteri dimensionali. Ossia dovranno conformarsi le imprese che abbiano almeno uno dei seguenti requisiti:


• 250 numero medio di dipendenti

• 20 milioni di euro di stato patrimoniale

• 40 milioni di ricavi netti


Inoltre gli obblighi riguardano anche le PMI quotate, ad esclusione delle micro-imprese.


Per quanto riguarda le imprese extra-UE, o figlie di imprese extra-UE, si fa riferimento al bilancio di esercizio precedente. In particolare: quelle in cui l’impresa capogruppo abbia raggiunto i 150 milioni di euro nell’Unione Europea durante gli ultimi due esercizi consecutivi; quelle per le quali una succursale abbia raggiunto i 40 milioni di ricavi netti nell’esercizio precedente; le imprese figlie con le dimensioni descritte nella normativa.



CSRD e obbligo di rendicontazione non finanziata per le imprese


Come adeguare la propria azienda alla CSRD 


Le aziende interessate dalla direttiva CSRD saranno tenute a comunicare i fattori ESG, compresi i fattori sociali. Ciò significa che dovranno essere rendicontati diversi aspetti relativi alle condizioni dei lavoratori, come: l’attività delle parti sociali, il rispetto dei contratti collettivi, i diritti umani, l’uguaglianza e l’inclusione.


Un aiuto prezioso nel monitoraggio di questi fattori può arrivarti da Qomprendo, il software pensato per mettere al primo posto il benessere aziendale. La piattaforma favorisce l’interscambio tra azienda e dipendenti, così da prevenire o affrontare velocemente qualsiasi tipo di situazione critica all’interno del contesto lavorativo. Inoltre, la reportistica rilasciata da Qomprendo è direttamente allegabile alla rendicontazione non finanziaria dell’azienda a dimostrazione dell’impegno messo in atto in contesto Social, che è uno dei 3 pilastri fondamentali che compongono la normativa. In breve, adottando Qomprendo, l’azienda può dimostrare di essersi attivata in ambito sociale, e coprire quindi diversi punti della rendicontazione.


Per adeguare la tua azienda alla CSRD, contattaci ora e prenota la tua demo gratuita. Con Qomprendo riuscirai a promuovere un ambiente sano all’interno della tua impresa e a garantire il rispetto della normativa sul bilancio di sostenibilità. 



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